“LA SERVA PADRONA”
INTERMEZZO MUSICALE DI GIOVAN BATTISTA PERGOLESI SU LIBRETTO DI
G. A. FEDERICO
“BASTIANO E BASTIANA”
SINGSPIEL DI WOLFGANG AMADEUS MOZART SU LIBRETTO DI
F. W. EEISKERN, J. H.F. MULLER E A. SCHACHTNER
ORCHESTRA ROMA ENSEMBLE
DIRETTORE MAURO CONTI
REGIA FRANCESCA MIGNECO
SCENE E COSTUMI GIANFRANCO PROTOPAPA.
LA SERVA PADRONA
Si tratta di un intermezzo, vale a dire di un componimento teatrale del ‘700, che veniva presentato nell’intervallo di un’opera seria. L’intermezzo era quasi sempre comico o, comunque, di argomento leggero. Non solo: dato che doveva “riempire” l’intervallo di uno spettacolo, era anche di breve durata.
Viste tali caratteristiche, sono ben pochi gli intermezzi degni di essere considerati dal punto di vista della valenza artistica. “La Serva Padrona” è senza dubbio il più famoso e, grazie al successo che lo ha consacrato fin dal debutto ad opera vera e propria, è l’unico che viene rappresentato ancora oggi con grande apprezzamento del pubblico.
L’argomento è improntato su di un chiaro canovaccio di commedia dell’arte: un signore attempato, probabilmente di buone facoltà (in casa ha due servi) ma non ricco; una serva furba che riesce a volgere a suo vantaggio le vicende gabbando il vecchio padrone; e un altro servo (muto) che funge da spalla per i due.
La storia è molto semplice: la servetta Serpina, indisponente e capricciosa, ottiene con la sua furbizia di farsi addirittura sposare dal suo padrone.
Quella che a un primo sguardo potrebbe sembrare la storia di “un’arrampicatrice sociale settecentesca”, è in realtà un divertente spaccato di vita nelle case dabbene dell’epoca.
La fantastica contemporaneità dell’argomento è data dal fatto che in realtà tutto gira intorno e attraverso due temi velati da discorsi più o meno garbati, ma facilmente intuibili tra le righe: I sentimenti e il sesso. Uberto e Serpina hanno tra loro il rapporto che ogni padrone aveva con le sue serve… ma i sentimenti che poi prova per la donna (“io ti volli del bene e tu il sai”), fanno si che lei si prenda sempre maggiori libertà diventando tanto indisponente da spingere il suo padrone a cercarsi una moglie. Qui entrano in campo tutte le astuzie femminili, fatte di allusioni (“e andatevi a spogliare…”) e di giochi di parole. Nel suo intento Serpina è aiutata da Vespone, corrotto con abilità tuttaffatto femminile (“ or che fatto ti sei dalla mia parte”) e con allettanti promesse (“e di casa sarai il secondo padrone”).
Ma non basta. In questo intermezzo ci sono tutti gli ingredienti per una vera e propria commedia dell’equivoco che offrirà al pubblico spunti sempre nuovi per divertirsi e gustarsi un’ora di buona musica, facendo un salto nel settecento, in quelle case, tra quella gente, e tra i suoni di una musicalità ancora coinvolgente dopo tre secoli dalla scrittura.
BASTIANO E BASTIANA
Dopo aver ascoltato la Serva Padrona durante un suo soggiorno in Italia, il filosofo e scrittore J. J. Rousseau si interrogò su come “esportare” in Francia l’opera buffa italiana. Essendo, oltre che filosofo un abile musicista, scrisse “le Devin du Village”, che descriveva la vita di due contadini che vivevano in un villaggio governato da un indovino. In francia, questa operina che metteva in discussione i criteri dell’opera seria e dell’opera-balletto molto in voga in quegli anni, innescò una serie di reazioni del mondo intellettuale dell’epoca: ne nacque la “querelle des buffons”, con accese discussioni sul valore artistico che questa forma teatrale potesse avere e la definizione di veri e propri schieramenti!
Ma con Le Devin du Villege, Rousseau aveva lasciato un segno indelebile nella cultura francese. Ne nacque una fortunata piece teatrale: “Les Amours de Bastien et Bastienne” che girò tutta l’Europa e fu tradotta in diverse lingue. Quando arrivò a Vienna tramite gli attori Weiskern e Müller, che contribuirono poi alla stesura del futuro libretto, un importante esponente della cultura dell’epoca, il medico e scienziato Franz Anton Mesmer, il famoso studioso delle leggi del magnetismo, durante una delle sue celebri feste, ne volle offrire una versione musicale nel teatro del suo parco.
Evidentemente il soggetto buffo e il contesto decisamente informale della rappresentazione hanno fatto sì che fosse affidata ad un Mozart appena dodicenne la composizione dell’opera. Ne nacque il singspiel “Bastian und Bastienne”.
Il Sihgspiel è una specie di opera lirica, che differisce da questa nei recitativi, che sono parlati anziché cantati.
L’argomento è semplice: Bastiano e Bastiana sono due contadini, espressione, pertanto, di un mondo ingenuo e facilmente ammaliabile dal miraggio delle ricchezze. Bastiano lascia Bastiana cedendo alle lusinghe di una ricca signora e lei, per riconquistarlo, si rivolge al mago Colas, che non è altri che un truffatore che cerca dapprima di concupire Bastiana, e poi decide di aiutarli a ritrovarsi, ovviamente dietro lauto compenso…
Ascoltandola non si può che rimanere incantati dalla bellezza dei temi musicali, dall’abilità e dalla cultura musicale di un compositore che era poco più che un bambino.
Ultima curiosità: L’inizio dell’ouverture è lo stesso della terza sinfonia di Beethoven, l’“Eroica”. Un caso di “plagio d’autore”?
Mauro Conti |