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9 maggio ore 21.00 - 10 maggio ore 17.30

Alessandro Lendvai per Suite s.r.l.
presenta
MOSTRO

di
Duncan Macmillan
Traduzione di Serenella Martufi

Con
Tom  Alessandro Cremona
Darryl  Fabrizio Falco
Jodi  Astra Lanz
Rita  Lina Bernardi

Regia di Massimiliano Farau

ADHD: può sembrare la sigla di un’impresa commerciale o un marchio di fabbrica.
Si tratta invece dell’ acronimo che individua -  secondo il DSM IV, “bibbia” della psichiatria americana -   la patologia (attention deficit and hyperactivity disorder, cioè “sindrome da deficit di attenzione e iperattività”) più di frequente diagnosticata fra i bambini e gli adolescenti che un tempo si sarebbero definiti  semplicemente “difficili”.
Ma che significa stringere entro una categoria psicopatologica tutta la complessità di un individuo? Quali sono le conseguenze di un approccio freddamente diagnostico all’umano?
Una risposta  banalmente ideologica potrebbe portare a dire: tutto ciò fa comodo alle multinazionali della farmacologia per spacciare come panacea i propri prodotti (a quella diagnosi corrisponde infatti pressoché immediatamente la prescrizione di un ben noto farmaco).
Oppure fa comodo al “sistema” per ricorrere a procedure di omologazione  quando non di reificazione del soggetto: l’ospedalizzazione o la destinazione in istituti o scuole “speciali”.
Non è ideologica, né tantomeno banale la via scelta dal giovane drammaturgo inglese  Duncan McMillan quando affronta questi interrogativi in Mostro, la commedia che gli ha fatto vincere il primo premio nella Bruntwood Playwriting Competition  del prestigioso  Royal Exchange Theatre di Manchester, e che lo ha collocato immediatamente fra i più interessanti autori emergenti del panorama teatrale inglese.       
Nella scena che apre Mostro, Tom, un insegnante di sostegno all’inizio della sua carriera, incontra per la prima volta Darryl, il “caso” che gli è stato assegnato per il suo tirocinio.
Darryl ha quindici anni, una storia personale traumatica, ed è stato protagonista di alcuni episodi di violenza incontrollata: la direzione della scuola lo considera un caso disperato, un mostro
Tom, che è un nero colto, progressista e di estrazione borghese, affronta  Darryl con una passione pedagogica e una premura umana che sembrano disegnare, all’inizio, quasi il cliché dell’insegnante coraggioso e idealista. Ben presto scopriamo però che il suo percorso umano e professionale non è  così immacolato, e che forse pulsioni più oscure lo spingono ossessivamente a cercare di risolvere il caso.
E una domanda comincia a urgere in noi spettatori: quanto è disposto davvero a rischiare per salvare Darryl?  
Il teorema si complica per la presenza di Jodi, la compagna di Tom, che aspetta da lui un bambino ed è pronta a tutto per difendere la creatura che ha in grembo e la  propria serenità familiare dalla pericolosa ingerenza del mostro; e di Rita, la nonnacon cui Darryl vive, a sua volta impegnata in una difesa strenua, forse ottusa, forse eroica, delle ragioni e della dignità del nipote.
Macmillan sviluppa la vicenda in scene a due asciutte e tese, in cui tutti i personaggi rivelano pian piano una vulnerabilità e , insieme, inquietanti zone d’ombra che non avremmo inizialmente sospettato. Riesce così a comporre un complesso rompicapo etico, con una tensione quasi da thriller, in cui siamo continuamente spiazzati dall’ambiguità dei personaggi e dei rapporti.
E ci costringe in tal modo a porci interrogativi decisivi sui limiti del nostro coraggio civile, sulla labilità delle nostre convinzioni, sulla tenacia dei nostri pregiudizi,e soprattutto sul rapporto col mostro che alberga in ciascuno di noi.

“Un dramma maturo, intelligente, appassionato” THE GUARDIAN

Mostro, radicato com’è nelle attualissime  problematiche dell’essere genitore e della responsabilità degli adulti, è un testo avvincente e destabilizzante che merita grande diffusione.”
THE INDEPENDENT

Per Mostro immaginiamo un allestimento essenziale che collochi gli spettatori in una situazione di intimità con i conflitti che si scatenano sul palco: una “messa in assemblea” più che una messa in scena, nella quale chi osserva sia anche osservato e si senta sollecitato a prendere posizione.

O ancora meglio, a confrontarsi radicalmente, e magari senza una risposta ultima,  con le proprie certezze e i propri fantasmi.


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